Gino Barbieri. Sogni di pace • Venti di guerra. Le xilografie

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GINO BARBIERI
SOGNI DI PACE • VENTI DI GUERRA
LE XILOGRAFIE
A cura di Umberto Giovannini
Introduzione di Paola Pallottino

Catalogo che riproduce tutta l’opera xilografica, con testi critici e apparati di approfondimento biografici, bibliografici e sulla tecnica xilografica di Barbieri.
• testo in italiano e inglese •
Russi, VACA ed., 2004, pag. 128, 24×32 cm
€ 35,00 (spese di spedizione incluse

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CON GLI OCCHI DI GINO BARBIERI
Pittore, incisore e illustratore, il cesenate Gino Barbieri attraversa come una meteora il nodale passaggio fra il XIX e il XX secolo, con uno slancio e una consapevolezza che ne fanno una personalità di primo piano nel panorama artistico del Novecento.
Allievo di Adolfo De Carolis a Firenze, le radici della sua cultura d’origine emergeranno soprattutto nell’appartenenza a quella ‘scuola’ – identificabile nel comune humus della locale stampa popolare su tela (U. Giovannini, 1998) – che, da Domenico Baccarini a Francesco Nonni, da Antonello Moroni a Giannetto Malmerendi, da Rezio Buscaroli a Luigi Pasquini, costituisce l’autorevole schiera degli incisori su legno originale in Romagna.
E se nella pittura, gli esordi di Barbieri presentano un “incerto oscillare tra un naturalismo di tradizione ottocentesca, con colpi di pennello macchiettati e intrisi di luce, e un simbolismo dai tratti elegiaci” (R. Bossaglia, 1989), nella xilografia, la progressiva emancipazione dal dettato decarolisiano, farà riferimento, nel tempo, all’opera di Théophile-Alexandre Steinlen e di Frank Brangwyn, largamente documentata sulle pagine di «Emporium» e delle principali riviste coeve, il cui segno, caratterizzato da un’accesa pietas narrativa, più che partecipare ai movimenti d’avanguardia come quello degli xilografi dell’Espressionismo tedesco, si iscrive in un Realismo sociale al quale, soprattutto in periodo bellico, alluderà esplicitamente la xilografia di Gino Barbieri, in un “comune afflato verso l’esposizione figurata del disagio della propria anima sensibile nel disagio collettivo” (P. Tanca, 1986).
Possibile collegamento fra l’opera pittorica e quella incisa, potrebbe porsi l’inedita collaborazione che, accanto a Mussino, Terzi, Rubino, Artioli e Majani, nel corso del 1913 Gino Barbieri fornirà al mensile torinese «Italia!», organo della Dante Alighieri.
Questa collaborazione, negletta dalla bibliografia, è tanto più significativa in quanto, non affidata al congeniale mezzo della xilografia, si traduce in otto testatine – spesso replicate – realizzate a china e stampate al tratto e a mezzatinta, che alternano composizioni araldico-simboliche di figure femminili e putti con tralci o intenti a gare sportive, a illustrazioni di poesie e articoli, fino a visioni rurali e marine che, nella compiuta bidimensionalità della composizione, preludono alle soluzioni dell’illustrazione xilografica, come nei Tre putti festanti per i Sonetti di U. Codogni apparsi su «L’Eroica» del 1914.
IL-GIGLIO
Da Rembrandt a Picasso, passando per Gauguin e Van Gogh, anche la storia dell’evoluzione artistica di Gino Barbieri si potrebbe rileggere attraverso la cospicua serie di autoritratti realizzati in tutte le tecniche: dall’imbronciato carboncino del 1906 al “capolavoro pittorico” (M. Tozzi, 1918) dell’olio del 1910, dalla storica xilografia firmata e datata 1912 a quella sontuosamente policroma del 1914, fino all’acquaforte simbolista Le buone e le cattive idee (Lussuria), con la testa mozzata e sanguinante.
Infatti, tra dichiarati e presunti, studi e repliche in versioni diverse, questi autoritratti superano la quindicina e, mentre nel breve volgere di un decennio si avvicendano a svelare singoli aspetti della personalità dell’artista, sono tutti ugualmente caratterizzati dall’ineludibile acutezza dello sguardo, tanto che si potrebbero rinvenire tracce autobiografiche in almeno una delle tre teste protagoniste di quella estrema xilografia variamente denominata: Fanti, Elmetti, I ritornanti o Gli Occhi. “Se avrò vita” dirà Gino Barbieri “non dipingerò che gli occhi! Li hai osservati gli occhi di coloro che tornano dalle battaglie? Di coloro che videro da vicino la morte? C’è tutto un poema di dolore: io vedo dentro essi le anime” (cit. in M. Campana, 1919).
E, non a caso, occhi che rivelano l’anima e fissano lo spettatore con uno sguardo diretto e acuminato, limpido o corrucciato, ma sempre indagatore, sono i grandi protagonisti sia degli autoritratti che dei bellissimi ritratti femminili a più legni, mentre, nella produzione ultima di Barbieri: la serie di xilografie ispirate alla cruda realtà della vita militare, gli sguardi si fanno elusivi e gli occhi, che tutto hanno ormai visto, si volgono altrove.
Nate dall’urgenza pietosa e complice di documentare il dramma della guerra, queste xilografie sono caratterizzate da un segno pervasivo che invade progressivamente il foglio con un moto guizzante e serpentino la cui eco si moltiplica saturando ogni angolo della superficie, dalle pieghe delle goffe divise militari, perdutamente indagate in oltre una trentina di xilografie, agli angusti perimetri delle trincee, in una inarrestabile urgenza narrativa.
L’importanza di questa serie, così laica e antiretorica nella caparbia scansione di ogni momento della vita del soldato: Il piantone, La partita, Lo spidocchiamento, In trincea, Il superstite, Tregua, Il rancio, La lettera, Confidenze, è documentata dalla sua continua riproposizione in mostre e pubblicazioni postume; lo stesso Cesare Ratta, nella sua vasta opera di divulgazione sugli ‘adornatori del libro’ che, in oltre quaranta volumi, esplicita la sua propensione per gli incisori, non manca di riprodurre frequentamente le opere di Gino Barbieri: dalle xilografie sulla vita militare al ritratto di D’Annunzio, dai fregi per il Satyricon alle due splendide tavole: La caduta degli angeli.
Va quindi accolto con gioia questo imposponibile catalogo dell’opera xilografica di Barbieri, che solo Umberto Giovannini poteva intraprendere, nella doppia e sodale veste di giovane studioso romagnolo dell’incisione locale e di valoroso xilografo, la cui esperienza di tutti i segreti connessi alle gioie e alle difficoltà dell’incisione, consentirà di rilevare le urgenze e gli umori che hanno guidato la sgorbia e il bulino di Gino Barbieri.

dall’introduzione di Paola Pallottino

 IL-SUPERSTITE
A GUISA DI POSTFAZIONE

Non intendiamo nascondere la felicità con cui vi consegniamo questo catalogo, dovuta all’essere riusciti a creare una sequenza unica dell’opera sì di un maestro ma soprattutto di un giovane la cui avventura – così chiamiamo per lui e per tutti, la vita -, si è potuta dipanare anno dopo anno lasciando un segno sovente indimenticabile nelle tavole incise. Non conosciamo altri artisti di questo livello che ci abbiano tramandato l’irruenza degli anni giovanili, la caparbietà nel migliorarsi, in testimonianza con esiti così alti sino allo spogliarsi d’ogni orpello nella temperie finale. Aver pazientemente raccolto copia di tutti i lavori xilografici, stampato dagli antichi legni quelli di cui non esisteva più copia, almeno per dare visibilità anche a quegli ormai ignoti lavori, sono il merito nostro e usiamo il plurale perché pochi crederebbero che l’ha fatto uno solo, mentre noi gli si faceva assistenza. Certo che Umberto Giovannini l’ha portato in casa Gino Barbieri e di qui non solo non è più uscito ma è cresciuto anche davanti ai nostri occhi distratti: una prova di stampa dietro l’altra, una bozza di commento o nella caccia ad uno stile d’impaginazione che esaltasse l’opera dell’artista rendendo impalpabile quella del curatore. L’arte di Gino non poteva che conquistarci ma ciò non sarebbe potuto accadere se qualcuno non avesse speso notti e giorni a cercare di intuire – provando e riprovando-, come fossero da restaurare, inchiostrare e stampare quelle due matrici di ormai sconosciuto esito. La forza delle due mostre di Ferrara e Cesena e di questo catalogo sta proprio lì, nel non essersi arresi davanti a nessun ostacolo pur di presentare tutto il corpus xilografico di Gino Barbieri.
Tutto questo per permettere a chi lo ama, di meglio sondare la propria passione e a chi non lo conosce, di potersi avvicinare come si fa con un grande, di cui però si tocca con mano anche l’umanità e l’umiltà. Conoscenza e passione potrebbero poi portare alla luce nuove scoperte o rintracciare lavori perduti o aiutare ad identificarne altri, questa speranza da sola appaga quanto quella di aver d’aver assolto il compito di restituire, a 87 anni dalla sua scomparsa, Gino Barbieri all’attualità che il suo sentimento d’artista merita.

VACA, vari cervelli associati
I-MANGIONI

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