Colore e libertà. La bella stagione della xilografia in Romagna

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Colore e libertà
La bella stagione della xilografia in Romagna
A cura di Umberto Giovannini

Catalogo interamente a colori che riproduce l’opera xilografica di oltre 20 artisti romagnoli dei primi anni del ‘900, con testi critici, biografici e apparati di approfondimento, bibliografici, sull’iconografia dell’artigianato romagnolo e sulla tecnica xilografica.
• testo in italiano e inglese •
Russi, VACA ed., 2005, pag. 144, 24×32 cm
€ 35,00 (spese di spedizione incluse)

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Colore e libertà, catalogo e mostra, sono la sintesi di una ricerca in quello che oggi è divenuto un piccolo mondo posto tra le arti maggiori e le arti applicate: parliamo dell’incisione e dell’illustrazione del libro. Inoltre, per una sorta di fisiologico alternarsi dei gusti, che hanno da sempre segnato il favore ora della preziosità della calcografia, ora della potenza del tratto xilografico, negli ultimi decenni, tra le tecniche d’incisione originale, è soprattutto la xilografia che ne ha fatto le spese. Un secolo fa, tondo tondo, la Romagna vedeva il nascere e l’irrobustirsi di una straordinaria stagione xilografica caratterizzata dalla produzione di opere per libri, riviste, e di ex libris , tele, manifesti che sarebbe durata oltre due decenni con ricadute in Italia e all’estero. Fenomeno pressoché misterioso e misconosciuto, fuori dalla cerchia degli addetti – studiosi, collezionisti, antiquari -, la fioritura della xilografia in Romagna, ma forse è la Romagna stessa di un secolo fa a essere poco visitata come luogo culturale.
Giovanni Pascoli, Andrea Costa, Alfredo Oriani, Carlo Piancastelli, Nullo Baldini, Olindo Guerrini, Renato Serra , per fare dieci nomi si lascia a ciascuno il piacere d’aggiungerne del paese suo, tipo: Pier Desiderio Pasolini dall’Onda, Antonio Beltramelli, Gregorio Ricci Curbastro e via sommando: tutti romagnoli, vivi e operativi tra la fine del diciannovesimo e ventesimo secolo, tutti, per un verso o per l’altro presenti a livello nazionale. Caso mai dovesse succedere che la Romagna si pensasse quale entità unica e non come insieme di comuni e frazioni, emergerebbe forse un panorama culturale di questa terra ben diverso da quello che è percepito a tutt’oggi. La non percezione di questo milieu culturale che annovera, oltre ai grandi nomi, centinaia di teste pensanti, variamente disseminate fra agitatori politici, preti, insegnanti e uomini delle libere professioni: medici, avvocati, notai ecc., fa sì che ogni volta si debba gridare al fenomeno, al genio solitario: si tratti di Dino Campana, di Domenico Baccarini, di Bartolo Nigrisoli.
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Per la xilografia inizieremo col parlare di Domenico Baccarini, che di dati per essere un fenomeno ne ha più d’uno: campa solo 24 anni, dal 16 dicembre del 1882 al 31 gennaio del 1907 e i tributi alla sua opera, lungi dal diminuire, col passare degli anni aumentano. “Il primo romagnolo a incidere su legno”, scrive, nella sua monumentale opera sugli incisori, Luigi Servolini. Assieme a lui si forma Francesco Nonni, di appena tre anni più giovane e, fortunatamente per lui, anche più longevo. Pure il grande Ugonia e altri ancora fioriscono nella Faenza di quegli anni, tanto che si conia l’espressione “Cenacolo Baccarini”, per indicare un insieme d’artisti di valore tutti nati e cresciuti in una terra culturalmente arida, povera di stimoli e via cantando. È vero che corrono a Firenze, Bologna, Roma, qualcuno pure a Parigi ma i primi maestri chi sono? gli stimoli culturali vivificatori – le motivazioni -, come usiamo dire oggi, da dove vengono? Se Faenza dà tanto, Cesena, Rimini, Imola, Forlì, Ravenna per le città maggiori e Savignano, Lugo ecc., ci mettono di loro altri nomi di gran conto in quest’arte come Barbieri, Moroni, ecc. Non è di certo il caso di abbandonarsi a orridi campanilismi ma neanche di dare per scontato che non venissero proprio da qui, dalla loro terra gli stimoli e questa mostra per la sua parte, per quel che gli compete insomma, tende a far riaffiorare il legame fortissimo tra la vita culturale, le tradizioni dell’iconografia artigianale romagnola e i grandi nomi dell’arte xilografica.
Questa l’intuizione che ha fatto da guida al lavoro per costruire Colore e libertà , un’intuizione che non vuole essere una tesi precostituita, ma una ricerca e uno studio per ridare il suo fondamento a un mondo che, altrimenti, par venuto dal nulla e, forse, fra non molto si dirà pure finito nel nulla.

Dalla presentazione di Umberto Giovannini

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