Drug Lion – I sogni e le stelle

Cover Drug-ritoccato+titolo corretto

VACA - 2   VACA 1 - 39   VACA 3 -1
Drug Lion
i sogni e le stelle
di Davide Reviati

prefazione di Francesco Coniglio
postfazione di Walter Pretolani
Mare Nero e VACA ed., 2002
pag. 200, 20,5×27 cm
Libro € 18.00

Il libro raccoglie le storie a fumetti di Drug Lion realizzate dal 1996 al 2002. Storie dalla comunicazione sottile, ambientate in un mondo contemporaneo rarefatto, in cui si riconoscono atmosfere della provincia romagnola, interpretate da un leone sognatore e malconcio dalla bottiglia facile e dal suo alter ego Agfa, un’aquila disincantata e crudele che ne frena slanci e velleità. Il ’900 italiano con Bianciardi, Bilenchi, D’Arzo, Pavese, Delfini rappresenta la matrice letteraria della narrazione.
La coppia antropomorfa Drug e Agfa vive storie di vita quotidiana dove ironia e dialoghi ma soprattutto sguardi, posture e portamenti, denunciano una rara e originale sensibilità “al disagio”, coniugata a un talento grafico che rimanda a fragranze di antichi inchiostri e graffi di antichi pennini.
Un’opera appassionata, densa di riferimenti sublimi e subliminali: dai ritratti del Lotto alle atmosfere di Giacometti, dal Krazy Kat di Herriman al Bonaventura di Sto.

Un leone pellegrino
E “pellegrino” è l’aggettivo (e lo è), dovendone definire la classe sarà quella dello spregiativo, poiché dar del pellegrino a qualcuno, ancora oggi, in molte parti d’Italia, sta per sprovveduto, poveraccio et similari. Drug Lion è tutto questo e molto altro ancora, che ben s’assimila però alla figura più antica del pellegrino (questa volta sostantivo) cioè quel tipo d’uomo -le donne non costumava che si mettessero a mezzo di simili faccende-, che s’avventurava a rischio della vita, per trovarsi a tu per tu col Dio tanto bramato.
E che ci faceva il povero pellegrino al cospetto di questo Dio che ora gli appariva di tra i fumi del santuario e soprattutto cosa l’aveva spinto sin lì? Gli parlava poiché era stata la voglia di parlargli, di comunicare al Dio la propria disperata ansia e insoddisfazione della vita di quaggiù a spingerlo tanto lontano.
Ecco perché Drug Lion è un pellegrino con tutti gli attributi miserevoli che il colpo d’occhio può cogliere dalla sua figura, tale quale l’antico capostipite umano ma come questo, allo stesso modo, gestisce quell’ansia di profferire verbo al cospetto dell’Immenso. Ora però l’Immenso (il Dio), è rappresentato da una folla di scafati che al massimo arrivano sino all’edicola, spulciano qua e là e se ne vanno -qualche volta, sempre più raramente- con qualcosa da leggere poiché negli altri casi hanno comperato di tutto: dal CD Pop alle zoccole della nonna passando per le scatole di latta della propria belluina infanzia. Drug li conosce, l’Aquila l’ammonisce.
Uno zoo grande quanto il nostro umanissimo stupidario cerca di distrarlo ma lui va, imperterrito, verso la catastrofe. Un po’ d’alcool e tanti sogni: ci son più belle parole e sguardi e attenzioni per le belle donne -in verità spesso un poco “toccate”-, nei fumetti di Reviati, di quante non ce ne siano in una sceneggiatura cinematografica di Fellini.
Si diceva di donne particolari: sognatrici che il cinico Agfa tritura senza farne conto, allocche che s’animano del nulla e poi femmine d’animali, tutte comunque votate a disseppellire una vena di misoginia lunga di secoli, stavolta però portata alla sofferenza e sovente al riscatto tramite un bacio o un lungo addio. Agfa, tombeur des femmes, non le studia, le possiede. Drug non fa né l’una né l’altra cosa, le ama! e ciò comporta una perenne etilica sofferenza.
Che spazio potrà dunque mai avere presso il Dio che si diceva sopra, o l’Immenso, Drug Lion leone pellegrino? Tanto e zero. Tanto e zero senza contrapposizione: zero come lo spazio che siamo decisi a riservare all’invasione del sentimento e tanto quanto il sentimento che finiamo per provare, magari per noi stessi.
Drug entra in noi non per mirabolanti gesta, per straordinarie avventure o per fantastiche allegorie, bensì attraverso i piani molli delle nostre negazioni: gli scompensi tra certezze nella realtà e la stessa: imprendibile all’alba come nelle “sale” delle questure.
A proposito. Gli addetti all’ordine che Drug incontra sono quasi sempre “vigilantes”, così come incontra dottori non del tipo quali li vorrebbe l’implacabile ipocondria, bensì tenitori d’ufficio, baroni in camice, sciagurati già giunti alla meta. 
Spesso le parole si sfarinano in alfabeti che s’impossessano dello spazio: di tutto lo spazio in cui dovrebbe svolgersi la vita.
I leoni sanno cos’è la vita? Drug l’intende? Non sembra aver peso il quesito, né per il branco né per il singolo: la vita è sempre altrove. Drug è sempre in viaggio (anche quando sta immobile al centro della vignetta) e con lui si muove tutto, statue e architetture: come minimo si curvano su se stesse, a disegnare uno spazio-tunnel che pure bisogna attraversare. D’altronde che pellegrino sarebbe se restasse fermo a decantare i suoi dubbi? Altrove è il Dio e quindi altrove è la salvezza e Drug chiede soltanto di dialogare con Lui sul miglior modo possibile per raggiungerla (la salvezza); la parola è l’estasi e questa è la salvezza (magari indirizzandola ad una femmina incantata, la parola).
La parola? Sì, quella rarefatta di chi ha tanta sete e tanto ha veduto (se avete letto bevuto, va bene anche bevuto, non siamo sofisti; si sa che l’alcol fa sete). 
Baf! Osto! E una nuvola di punti esclamativi o interrogativi accompagnano il nostro nelle sue visioni, poiché (scusatemi se mi azzardo a dirvelo, certo l’avete ben notato) lo stupore è la porta d’ingresso di Drug Lion alla vita. Stupisce se stesso e gli altri. 
La terribile aquila, il disincantato Agfa deve ricorrere all’insulto, allo sfregio, al mobbing per liberarsi dei sogni e della finezza di quel pazzo stralunato del Leone che -incapace di sotterfugio, meschinità, carriera, secondi fini(e via danzando sul filo della disinvolta humanitas)- rischia di contagiarlo.
Agfa accelera laddove Drug rallenta; pur accettando un passaggio il mezzo non lo contamina, auto o, più spesso moto, gli sono assolutamente indifferenti così come non lo toccano le rapide conquiste femminili, l’andata al sodo come suol dirsi.
Drug va ben oltre la lettura paro paro della realtà tangibile: l’anima e solo l’anima delle cose (si fa per dire), come delle creature, è l’unico metro di misura del mondo e la sua visionarietà raggiunge il sublime sia che si trovi in una squallida periferia che in una deprimente sala d’aspetto. 
L’Immenso è ovunque, il Leone lo sa, Agfa lo sfugge, noi l’intuiamo.

Walter Pretolani

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