La Bibliothèque imaginaire de Rabelais

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La Bibliothèque imaginaire de Rabelais

catalogo della mostra
con testi di G. Zauli e L. Barthomeuf
Russi, VACA ed., 2004
Cofanetto 12 x 16 cm. con all’interno libretto di 16 pag e 50 cartoline che riproducono le opere.
€ 15,00

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Quei libri nati per testimoniarci della loro assenza

di Gianni Zauli
Non c’è dubbio che François Rabelais fu uno dei più grandi intellettuali del rinascimento francese. Nonostante gli venne attribuita, dopo la morte avvenuta a Parigi nel 1553, l’immagine di gran bevitore e buffone, Rabelais fu invece autore di un’opera geniale, sotto molti aspetti unica nella letteratura di ogni tempo e ancor oggi di un’attualità sconcertante.
Con un’esuberanza linguistica ricca di testi comici e di minuzie descrittive di particolari di situazioni incredibili, narrò le gesta di Pantaguel, figlio del gigante Gargantua, ambientandone le vicissitudini nella Francia del XVI secolo.
Les horribles et épouvantables faits et prouesses du très renommé Pantagruel, Roy des Dipsodes è la sua prima opera, pubblicata nel 1532. Nel 1534 da alle stampe La vie inestimable du grand Gargantua, père de Pantagruel alla quale seguirono Les stratagèmes du chevalier de Langey (opera purtroppo perduta, pubblicata intorno al 1540), il Tiers livre des faictz et dictz héroiques du bon Pantagruel nel 1546, il Quart livre des faictz et dictz héroiques du bon Pantagruel tra il 1548 e il 1552, e, nel 1564 il Cinquiesime livre de Pantagruel per il quale vi sono versioni contrastanti che mettono in dubbio la totale attribuzione autoriale a Rabelais.
Nel capitolo VII del libro primo (il secondo per come ci è presentata oggi l’opera intera che non segue l’ordine cronologico di scrittura, bensì l’ordine cronologico delle vicende narrate), dopo molteplici e rocambolesche avventure, ve n’è una che vede Pantagruele mandato dal padre a studiare a Parigi.
Rabelais stesso frequentò la biblioteca di Saint Victor, realmente esistita e tuttora esistente, durante i suoi studi all’Università di Parigi, prima del 1528, e si ispirò alla stessa per redigere questo catalogo burlesco dove si fa beffa della scienza scolastica, teologica e di polemica religiosa. L’elenco racchiude soli titoli immaginari, anche se alcuni si ispirano, o fanno riferimento, ad autori e opere realmente esistenti.
È partendo da questi titoli, e dal desiderio di vederli e di toccarli con mano, che è nata la mostra La bibliothèque imaginaire de Rabelais.
Artisti e creativi italiani e stranieri hanno preso a prestito alcuni dei titoli regalando loro, dopo cinque secoli di immaterialità evanescente, un’essenza concreta e tangibile. Ecco quindi il materializzarsi dell’antica Bibliothèque, accompagnato dallo stupore di una nascita di “oggetti” che del libro acclarano il titolo rabelaisiano, vale a dire la sua sostanza.
Molti di questi “oggetti” non si fanno sfogliare, molti sì. Tutti si fanno leggere.
Se Rabelais, dopo aver frequentato la biblioteca di Saint Victor, da buon bibliografo e sincero bibliofilo qual era, decise di dar libero sfogo al suo immaginario e desiderio di contestazione inventando i rocamboleschi titoli, questo folto gruppo di contemporanei, da buoni artigiani e sinceri creativi quali sono, hanno dato libero sfogo alla singola creatività e desiderio artistico riducendoli alla fisicità, i rocamboleschi titoli!. I neo libri, o meglio, libri/oggetto, si fanno oggi felici raccoglitori dell’appassionante e spassionato, quanto divertente entusiasmo umanistico rabelesiano, reinterpretando, in chiave e visione moderna, le geniali trovate dello scrittore.
Usciti dalle pagine che li hanno conservati per secoli come “semplici” titoli, ricostruiscono quindi idealmente parte della fantastica biblioteca con forme e dimensioni diverse, essendo costruiti con i materiali più eterogenei e diversificati: sono oggetti che celano dietro la propria fisicità -non sempre riconducibile a quella del libro, anzi!-, l’innato desiderio di contestazione verso la pedanteria, la seriosità e qualunque altro travestimento di chi mira al potere o lo detiene.
Gli altri titoli, quelli che per ora non hanno ancora sollecitato l’estro artistico, rimangono in balia del nostro immaginario.
Buona lettura e buon sogno.
Decretum-Universitatis-2

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