Nick mano fredda n° 2 – 2001


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Nick mano fredda
Fare Cinema in Romagna
Sommario n° 2 – 2001
Anno secondo

Caro Paul,
Caro Paul, eppure vorremmo, vorremmo con forza, un mondo diverso: il mondo come lo sanno vedere gli spiriti che vestono coi loro sogni Utopia. Quel mondo dove la sofferenza- connaturata all’essere umano- viene rivoltata in piano minimo d’incontro, superamento della solitudine, luce per viandanti di breve tratto. Quel mondo che tutto sembra essere tranne questo in cui viviamo così denso di febbri, miserie, esaltazioni, silenzi. Viviamo in due mondi e forse anche di più e spesso non ne riconosciamo che uno solo: quello dove inciampiamo. Inizia un anno nuovo, un felice muggito a te, agli amici, a noi stessi, a tutti coloro che sognano e inciampano perché sia un anno in cui ciascuno possa danzare alla luna, ascoltare l’usignolo e avere tre soldi di felicità in tasca
la VACA

La Vaca, gli altri animali e il cinema
Lessie o La carica dei 101, ai cani – buon ultimo Rex – tocca il compito di risvegliare le sonnolente platee, foss’anche televisive, mentre conigli, orsi, leoni, topi e mandrilli fanno di volta in volta la loro gloriosa comparsa e spesso, è il caso dei topolini, non lasciano più lo schermo. Passano gabbianelle, daini, elefanti e cento altri ancora (chi può dimenticare quel colossal corale che è stato Il libro della giungla?), per il cinema, cartoni animati e altro, gli animali sono una manna: liberi nei documentari, addomesticati nelle fiction più richieste, semplicemente disegnati nelle follie da capogiro dei cartoon, gli animali impazzano in lungo e in largo tra grande e piccolo schermo e anche se pare che – beati loro – non ci sia crisi che li tocchi… ai cani, sì i cani, spetta la parte più dura. Per piacere veramente debbono morire. A loro e solo a loro si richiede, prima o poi il sacrificio estremo. Quasi come per gli umani. Le mucche che sono riflessive per antonomasia hanno capito l’antifona da un pezzo, da molto prima che nascesse il cinema: qualsiasi tipo di cinema e si sono astenute dal barattare l’utile col dilettevole. Piuttosto ridotte alla pazzia (ah! grandi artiste le vacche! basta andare su qualche sito specifico francese per capire sino in fondo l’invidia, la disperazione, la rabbia dell’artista-uomo frustrato e petulante al Salon d’Automne come sui marciapiedi di Parigi, nei confronti della vacca). Il cane sfolgora di gloria e muore di punto in bianco e dopo funerali e medaglie ecco che l’erba gli cresce sulla tomba e se una vacca passa di lì o se la mangia o ci piscia sopra. Calcio balilla! ma è così difficile da capire che tutta ‘sta gloria (fu poi vera gloria?) non vale un solo giorno libero, soleggiato, annusando anemoni in un prato? Sì, è difficile e retorico. Difficile e stolido. Difficile e inutile. La gloria ha peso specifico, la leggerezza invece no, la profondità filosofica ancora meno e la poesia… lasciam perdere. Persino le specie estinte hanno il loro momento di gloria. Un rapporto idilliaco e quasi sempre un record d’incassi appena dietro la porta. Ma le vacche no. Possono prestare un titolo a Ken Loach, farsi assumere in modo esilarante da Gary Larson, andare a spasso per tutta la cinematografia western e altro, molto altro ancora per il cinema ma niente star, niente divismo, niente sciocchezze, siamo solo vacche sembrano dire roteando i classici occhioni e noi con loro: (facendo il verso a Truffaut) è solo cinema, è solo una festa di buon anno per i film già fatti e per quel Berbablù che vogliamo fare.

LA VACA