Taccuino dell’undicesima edizione Libri mai mai visti

lmmvCat05
Taccuino dell’undicesima edizione del concorso Libri mai mai visti 

opere premiate e segnalate
Russi, VACA Edizioni, 2005
32 pp. del catalogo a colori + 32 pp. a righe per appunti, 15 x 9,5 cm
rilegato in pelle con elastico

Mai mai visti: la duplicazione dell’avverbio ha già una forza particolare. È la sottolineatura di un incitamento a scatenare la fantasia: perché pensare un libro «già visto»? D’accordo, parliamo di libri, ossia di raccolte fisiche di parole,   immagini,   idee;   ma non è detto che si debba obbligatoriamente immaginarli così composti di pagine rettangolari di carta bianca legate insieme in logica successione. Qui si cercano prototpi originali e – più unici che rari – manufatti!
Non resta quindi che sbizzarrirsi. E i concorrenti non si tirano indietro: mai mai, davvero. Nel corso dei suoi undici anni di vita, invitando programmaticamente alla trasgressione di qualsiasi consuetudine creativa, il concorso ha ospitato realizzazioni tangibili di idee quantomeno originali, per non dire decisamente pazzesche.
Ad esempio, molti libri-mai-mai-visti sono fatti di carte, ma con carte speso speciali, fatte a mano, lavorate, elaborate, riciclate, colorate, traslucide, trasparenti, cartoni, cartoncini, spartiti musicali; e molti altri sono realizzati ricorrendo ai materiali più disparati: protetti da copertine di bronzo, di corteccia, di legno, via via scorrono vari tipi di incisioni calcografiche e stampe fotografiche, una raccolta di lattine di bibite schiacciate, impalcature lignee con pannelli legati con fili di rame, oppure materiali plastici, pantaloncini (uno per pagina, con le tasche posteriori piene di sorprese), ferro su cui disporre le parole calamitate, un nastro di macchina da scrivere con impresso un testo inedito, o ancora stoffe, resine, stucchi, un intero lenzuolo, o tanti panni stesi su una corda, un mazzo di cravatte grigie, un piatto di minestrina con cucchiaio…
Esistono, certo, dei precedenti. Tra i cosiddetti «libri d’artista». Aveano già pensato a produrre «libroidi» decisamente fuori dalla norma per primi i Futuristi, e poi Majakovskij in coppia con El Lisitskij, e ancora Henri Matisse e Max ernst, gli imprevedibili provocatori Fluxus e Marcel Duchamp, il magistrale Bruno Munari (di cui si ricordano i «libri illeggibili»), il geniale provocatore Piero Manzoni, l’immancabile Andy Warhol, il cancellatore di testi Emilio Isgrò… Ma le alchimie ideative e operative dei nuovi autori mai-mai-visti fanno più simpatia, perché questi si danno molta meno importanza, e viceversa si mostrano molto più giocosamente complici dei loro lettori-mai-mai-visti.

Ferruccio Giromini

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